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In questo numero, la Revista si confronta con un lavoro non semplice: riuscire a dare conto, al di là della cifra celebrativa, dell'effettiva operatività, nell'ambito della cura dell'anima, di quella che, ai tempi, fu da Freud stesso definita come la «terza rivoluzione» epistemologica che avrebbe inferto un duro colpo al narcisismo umano, le prime due facendo capo alle scoperte di Copernico e Darwin.
Il carattere germinativo delle scoperte freudiane si può cogliere in questo numero in un ulteriore omaggio celebrativo che la Revista dedica a uno psicoanalista cui oggi ci si rivolge con sempre maggiore interesse per quello che riguarda la comprensione di stati di confine, Bleger, le cui scoperte, insieme alla sua prematura scomparsa, contribuiscono a marcare il fascino di un pensiero che, pur rimanendo fedele al corpus teorico del padre fondatore, ne esplora le pieghe e gli anfratti, declinando formulazioni atte a comprendere dappresso tanto la nascita del pensiero quanto delle sue patologie.
Sappiamo che oggi, però, nonostante la rivoluzione che scompigliò i vari saperi, in seguito alla comparsa di Freud sulla scena, il suo nome non coincide più, all'interno dell'universo psicoanalitico, con La Psicoanalisi, per lo meno in certi ambiti sempre più vasti di indirizzi di pensiero e scuole. Un movimento resistenziale sotterraneo che tende a riportare la nozione di inconscio a una formulazione pre-freudiana, articola il paradosso di un mondo della cura che continua a dirsi psicoanalitica ma si regge in buona parte sul misconoscimento della forza epistemica della metapsicologia, intendendo per metapsicologia, quell'al di là della psicologia che Freud aprì come orizzonte alla ricerca della cura. Questo paradosso, che si declina fattualmente e si rende quindi visibile nel proliferare di scuole ed istituti che prendono la loro forza identitaria e il loro avvio proprio dal nascere al di là di Freud e dal suo superamento, ignorando la forza affermativa della negazione (Freud, 192