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Per i nostri limiti, spesso dobbiamo dolerci di quanto non abbiamo fatto, o detto, nel rapporto con gli altri. Quando una persona ci lascia, c'è sempre un fondo di rammarico per non averle parlato abbastanza, non averle manifestato l'affetto, ancor più, di non averle fatto sentire il riconoscimento e la gratitudine per quanto ci ha dato. Ho conosciuto il dr. Davide Lopez quando sono stato inviato a lui come allievo della S.P.I. per la supervisione di training, mentre ancora risiedeva a Milano, perciò il primo ringraziamento lo faccio per quanto mi è stato maestro e mi ha guidato nel percorso della associatura e nella pratica clinica. Conservo molto volentieri le generose e acute osservazioni di suo pugno, a margine dei miei protocolli sul caso in supervisione. Il grazie più sentito lo devo però al fatto che, da allora, la sua figura à stata per me un punto di riferimento stabile, per progredire nella comprensione di quel rapporto persona-persona così caro alla sua vita e centrale nelle sue teorizzazioni.
Ricordare il dr. Lopez, penso stia non solo nell'aver memoria di averlo conosciuto, ma soprattutto riconosciuto per la sua ricca personalità, o per parti di essa, per i suoi talenti, per quanto ha saputo accogliere la sfida del vivere, per quanto ha testimoniato con coraggio e passione le sue risposte ai grandi conflitti della vita. In ogni occasione di incontro con il dr. Lopez, mi sono sempre sentito smuovere emozioni sopite e risonanze rivitalizzanti. La sua «psicoanalisi della persona» mi ha colpito per la riscoperta, libidicamente investita ed illuminata da un preconscio dinamico, multimediale, incantato e disincantato, del cammino verso la consapevolezza e l'emancipazione. Un grazie speciale lo devo perché averlo conosciuto da giovane allievo, in un momento burrascoso e difficile per la S.P.I., mi ha aiutato ad affrontare e superare tentazioni depressive di disillusione.
Ritengo vada tributato grande onore e rispetto ad ogni persona che nel suo cammino ricerchi