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La nostra vita è regolata e determinata da forze aggreganti e disgreganti; ciò vale anche per le istituzioni, rispetto alle quali queste forze possono essere pensate come forze centripete e centrifughe. Un equilibrio tra di esse è alla base del buon funzionamento, altrimenti esse possono costituire un pericolo per la sopravvivenza stessa delle istituzioni: le prime le portano ad implodere, le seconde ad esplodere.
Lo statuto associativo che le istituzioni si danno è espressione di un equilibrio tra tali forze; un equilibrio possibile ad un dato momento, ma le cui caratteristiche e la cui evoluzione sono ad un tempo tanto inevitabili quanto necessarie perché non ci si diriga verso le estremità, distruttive, del continuum che descrivono. Fa parte dell'equilibrio che ad un dato momento caratterizza l'organizzazione delle società psicoanalitiche il loro modo di organizzare il training.
Cercherò di richiamare alcuni elementi della storia delle origini del modello Eitingon, sia per quanto riguarda le sue origini storiche, sia come vicenda delle origini e quindi, inevitabilmente, dell'ideale.
Nel giro di non molti anni il «modello Eitingon», nato all'interno dell'esperienza del Policlinico Psicoanalitico di Berlino, fondato da Max Eitingon, Ernst Simmel1 e