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In un lavoro clinico pubblicato in precedenza, ho raccolto una serie di occorrenze, nel corso di cure, di strutture astratte, non iconiche (senza rassomiglianza con un oggetto), non figurative (in riferimento alla pittura), che sono state nominate «schemi» a causa dell'organizzazione implicita di un pensiero pre-inconscio che presentavano.
Questi schemi sono stati collegati al potere di astrazione e di categorizzazione che la psicologia cognitiva ha individuato nei neonati (Lecuyer, 1991) nel primo semestre della vita neonatale, e alle teorie filosofiche (Kant, 1781, 192-197; Hegel, 1807) che hanno postulato l'esistenza di una prima modalità di presenza di qualcosa alla mente, senza ancora una vera e propria rappresentazione. Di una tale attività originaria sono state, del resto, ritrovate nozioni puntuali in alcuni autori psicoanalitici: Bion (1959; 1963: «ideogramma»), Ehrenzweig (1967: «la visione sincretica versus la forma astratta analitica»), Tustin (, 152-154: «le forme geometriche e musicali» normali), Fédida (1992, 234: «gli schemi di immagini» in Weizäcker), Green (2000, 84: «gli schemi organizzatori primordiali»).
Il presente saggio è la conclusione generale che si è imposta dopo tutti questi apporti eterogenei: la modalità schematica sarebbe effettivamente la prima presenza