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In uno sguardo ad ampio raggio alla più recente letteratura1 si può osservare una singolare e rinnovata attenzione al problema della relazione psiche-soma. Già la semplice evidenziazione di questo dato può prestarsi a una diversa interpretazione, a seconda che lo si legga come indizio di un aspetto che, in quanto coestensivo alla nascita della psicoanalisi, ne ha costituito sempre una trama portante, o, per contro, lo si registri come la spia di una salutare riaffermazione della centralità del corpo dopo una sorta di detronizzazione e spodestamento. Pur ritenendo valida questa duplice possibilità di lettura il mio attuale interesse inclina soprattutto verso la seconda e ciò si riflette nel titolo scelto che tradisce l'esigenza di fondo ispiratrice di questa nota, una maggiore attenzione nell' ascolto analitico alle vicissitudini del corpo.
Rinunciando tuttavia a fornire in questa sede un contributo più personale ostensivo della mia propensione, intendo concentrarmi piuttosto su un lavoro di ricognizione dei vertici concettuali diversi e problematici che, pur nella convergenza di un acclarato interesse, si delineano ad una più attenta disamina. Tale intento è sostenuto dalla convinzione che il confronto, e un pensiero discriminativo, tra e sui vari modelli possa contribuire ad affinare il nostro approccio ad uno dei nodi più complessi della teoria e clinica psicoanalitica, di cui considero indicativi