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Raimundo Panikkar, forse uno dei più grandi pensatori del nostro tempo, certamente uno dei più atipici e inquietanti mistici e cercatori di verità, ha chiuso la sua vicenda terrena il 26 agosto 2010, in un giorno in cui, secondo quanto raccontano le persone che gli erano accanto, era in corso a Tavertet, nel nord della Catalogna, dove viveva, un black out elettrico per cui niente di moderno funzionava, né telefoni né computer. «Una giornata adatta per me», egli ha commentato prima di morire. Panikkar aveva vissuto nel cuore di due mondi, quello della tecnologia più avanzata rappresentato dall'Europa (Spagna, Germania e Italia) ma soprattutto dagli USA (l'università di Santa Barbara in California) e quello non ancora assorbito dalla modernità, costituito da una delle città più povere dell'India, Varanasi: in entrambi i casi totalmente occidentale e totalmente orientale, come egli diceva. Per molta parte della sua vita aveva trascorso sei mesi all'anno nel primo mondo e sei mesi nel secondo.
Nato a Barcellona nel 1918, da padre indiano di religione induista e da madre catalana di religione cattolica, aveva studiato in Spagna e in Germania. Laureato prima in lettere e poi in scienze, nel 1946 era stato ordinato sacerdote cattolico. Nel 1954 è in India. Dirà poi: «Sono partito cristiano, mi sono scoperto hindu, e ritorno buddhista, senza cessare di essere cristiano». A Roma, nei primi anni ′60, si laurea in Teologia e consegue la libera docenza in filosofia delle religioni.
Questo breve profilo non intende presentare gli studi, l'attività accademica e letteraria di Raimundo Panikkar: le informazioni su questi ultimi ambiti sono facilmente reperibili ed è in corso di pubblicazione presso l'editore Jaka Book la sua Opera omnia. Qui ci interessa piuttosto ricordare la molteplicità delle sue esperienze di vita, le diverse spiritualità vissute nel concreto della vita quotidiana