You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Dato il pluralismo dei sistemi del pensiero psicoanalitico non c'è da meravigliarsi che, per quanto concerne il concetto di inconscio, oggi ci troviamo di fronte a concezioni molto diverse. Queste vanno dal concetto classico che lo concepisce come luogo di rappresentazioni pulsionali rimosse fino agli unformulated self-states dissociati. Anche grazie alle neuroscienze e alle scienze cognitive, così come grazie alla ricerca evolutiva, ci sono stati importanti spunti per una rivisitazione del concetto di inconscio.
Quando ci occupiamo del nostro personale pensiero teorico, incontriamo inesorabilmente le teorie implicite che hanno formato lo psicoanalista nella sua attività clinica e che l'analista applica. Queste teorie, di sovente, si differenziano notevolmente dalle teorie sostenute pubblicamente e pubblicate (Sandler, 1983; Canestri et al., 2006; Tuckett, 2008). Nella mente dello psicoanalista le teorie sono, nel loro insieme, meno elaborate e meno accessibili rispetto alle versioni pubblicate. Lo psicoanalista, quindi, può integrare vari concetti di autori diversi e le diverse scuole che predilige in un sistema teorico di riferimento affine ai suoi gusti e che è in sintonia con le sue convinzioni personali, scientifiche e non-scientifiche. In questo modo l'analista conquista nel corso del tempo un sapere clinico implicito, che è caratterizzato da un elevato livello di complessità che non può essere rappresentato immediatamente con parole.