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Questa domanda, vero Leitmotiv del Congresso, richiede qualche spiegazione. In primo luogo, potrebbe riferirsi all'esistenza di uno o più «inconsci» situati come «oggetti» di studio dentro l'apparato psichico, oppure potrebbe intendersi come l'esistenza di uno o vari concetti di «inconscio» formulati all'interno delle diverse teorie psicoanalitiche.
Il mio lavoro riguarda questo secondo approccio. Nonostante sia quasi universalmente accettato che la scoperta dell'inconscio corrisponda alla fondazione della psicoanalisi e che tutti gli Autori lo diano «per scontato», è indubitabile che uno sguardo attento riveli, nelle diverse teorizzazioni post-freudiane, l'esistenza di molti concetti di «inconscio» presupposti in tali teorie, che non solo non concordano tra loro, ma che a volte risultano incompatibili e si escludono a vicenda. Per esempio, è lo stesso concetto di inconscio quello usato dalla teoria freudiana, kleiniana, dalla psicologia dell'Io, dalla psicologia del Sé, dagli intersoggettivisti, o dai seguaci di Winnicott, Bion, Lacan, Meltzer, Laplanche o Green? Ovviamente, mi sembra proprio di no. Ogni Autore, e soprattutto ogni scuola, ci tiene a introdurre varianti semantiche nel concetto di inconscio, per adattarlo alle proprie necessità di coerenza, di modo che, a poco a poco, si va formando un ventaglio di significati a dispersione crescente.
Penso che il principale responsabile di tale «polisemia» sull'inconscio sia lo stesso Freud. Infatti, fino al 1915, sostenne la concezione dell'inconscio «sistemico» ossia di un sistema ubicato «al di sotto» del sistema preconscio,