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Per rispondere alla domanda occorre operare una distinzione tra due tipi di sessualità, quella adulta e quella infantile, distinzione che fu vincolante per la teorizzazione di Freud. A mio vedere, la sessualità adulta non è primaria nella situazione psicoanalitica; in parole povere, non penso che i miei pazienti coltivino costantemente delle fantasie rispetto ad avere un rapporto sessuale con me. Simili concezioni erronee appartengono al mondo dei fumetti, non all'esercizio psicoanalitico quotidiano.
D'altronde, considero la sessualità infantile come un fiume carsico presente in ogni situazione analitica. Alimenta sempre il processo analitico e lo ostruisce. Aiutare il paziente a trovare dei modi di negoziazione rispetto alla propria sessualità infantile all'interno dei vincoli della realtà è un obiettivo essenziale della psicoanalisi. Sono state principalmente tre esperienze a farmi riconoscere sempre meglio l'impatto della sessualità infantile negli analizzandi di ogni età: la rilettura dei Tre saggi sulla teoria sessuale, il lavoro con le madri e i lattanti in psicoanalisi e lo studio delle teorie di Jean Laplanche.
Il linguaggio astruso dei Tre saggi e gli sforzi di Freud per ancorare la teoria pulsionale all'interno di una teoria pseudomedica mi hanno sempre lasciato perplesso. Oggi però riesco a vedere al di là di questi ostacoli per enucleare il messaggio principale di quello scritto freudiano. Il lattante che si succhia il pollice è