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L'infedele, basato su una sceneggiatura di Ingmar Bergman e diretto da Liv Ullmann, sua ex amante, musa e interprete della sua opera filmografica, tratta innanzitutto della potenza dell'immaginazione erotica per rappresentare, sostenere e ricostruire il mondo interno. Nella sua autobiografia, Lanterna magica, Bergman scrive: «Girare un film è un'operazione intensamente erotica. La vicinanza con gli attori non conosce riserve, ognuno si affida totalmente all'altro. L'intimità, l'affetto, la dipendenza, la tenerezza, la fiducia, la disinvoltura davanti al magico occhio della macchina da presa danno un caldo e forse illusorio senso di sicurezza […]. Tensione, distensione, lo stesso ritmo di respirazione, momenti di trionfo, momenti di depressione. L'atmosfera è irresistibilmente carica di sessualità. Ci vollero molti anni perché imparassi finalmente a fermare la macchina da presa, a spegnere i riflettori per un giorno» (1987, 156). Questa affermazione struggente, che lega creatività ed Eros, è anche una meditazione sulla finitezza, la perdita e la mortalità — il tema degli ultimi film, romanzi e sceneggiature di Bergman, tra cui L'infedele. Come però segnala André Green, se la sessualità registra un declino durante l'invecchiamento, «Eros è atemporale» (1997, 129). Tracce delle esperienze erotiche e degli oggetti cui sono associate si inscrivono indelebilmente