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Il criterio della distinzione: sentieri della Notte e del Giorno. Giunto sul carro delle figlie del Sole ove, custodita da Dike, «è la porta che divide i sentieri della Notte e del Giorno» (Diels e Kranz, 1981, 269), Parmenide sta per archiviare il patrimonio di saperi del suo tempo, da quelli mitici e religiosi della tradizione poetico/rituale/iniziatica (Untersteiner, 1946; Colli, 1977), ad altri derivati dalle prime forme di pensiero intuitivo e speculativo, cosmologico, fisiologico, psicologico. Dike lo esorta a conoscere «sia l'animo inconcusso della ben rotonda Verità, sia le opinioni dei mortali». E insiste: «Orbene ti dirò […] quali vie di ricerca sono le sole pensabili: l'una (che dice) che è e che non è possibile che non sia, è il sentiero della Persuasione (giacché questa tiene dietro alla Verità); l'altra (che dice) che non è e che non è possibile che non sia» (1981, 270-1). Sulla via del non-essere, insiste la dea, «i mortali che nulla sanno vanno errando, gente dalla doppia testa» (1981, 272). Di quei saperi Parmenide sta manifestamente sconfessando la natura privata, notturna ed alienante. La sua richiesta alla Dea, di «togliere la sbarra dalla porta» (1981), reca i segni dell'imminente scissione/rimozione del «sentiero della Notte» e, con essa, di una decisiva apertura metodica e gnoseologica. S'inaugura così quel «criterio della distinzione» (38) che ancora oggi Francesco Conrotto utilizza nel postulare una teoria dell'inconscio