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La ristampa de La mente estatica, nel settembre del 2009, ha celebrato i venti anni dalla morte di Elvio Fachinelli e dalla sua prima edizione. Nonostante il tempo trascorso, poco ancora si sa del pensiero di Fachinelli, e quel poco è spesso frainteso. Ho idea che ciò sia dovuto a due ordini di ragioni: il primo è che il nome di Fachinelli viene per lo più collegato agli anni roventi della contestazione ed alle sue posizioni che furono sempre radicalmente antiistituzionali.
Redattore de Il Corpo e di Quaderni Piacentini, fondatore di L'Erba Voglio, promotore di numerose iniziative di pedagogia antiautoritaria — tra cui la più famosa è quella dell'asilo autogestito di Porta Ticinese — Fachinelli ha egregiamente incarnato la figura dell'intellettuale engagé. Tuttavia, se da un lato egli non si è mai sottomesso al conformismo e ad un molto frequentato pentitismo, nemmeno quando l'onda lunga dei movimenti andava esaurendosi, dall'altro, anche nei momenti più cospicui di quel nuovo corso che fu la contestazione, egli non fu mai sedotto dalle identificazioni acritiche, dalla tentazione di sposare una qualsiasi causa. Con la leggerezza e l'ironia che lo hanno contraddistinto, Fachinelli è sempre stato pronto a tradire, a cambiare, a non smettere di esercitare un pensiero critico e libero.