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Un'immagine ci accoglie fin dalle primissime pagine del libro di Chianese e Fontana: «il bambino è inginocchiato e fissa una “macchia” del pavimento, è immerso nel suo fantasticare. 11 pavimento di graniglia è un immenso mare di piccole macchie nere irregolari e il bimbo da molto tempo ha scelto quella singola macchia, è il suo “furgoncino” […]. Quella macchia un giorno si è trasformata in immagine […] l'immagine (del furgoncino) è una realizzazione che accoglie spostamenti e sovradeterminazioni inscrivendosi così in un ampio registro semeiotico. Possiamo pensare che, fuori dallo sguardo materno, lontano dal padre, nel momento in cui si sente gettato nel mondo, macchia tra migliaia di macchie, quella specifica macchia risponde all'esigenza di individuazione del bambino, è un modo per salvarsi, separarsi, andare, viaggiare» (Chianese, Fontana, 2010, 11, 12, 13).
L'evocazione di onirica incisività del ricordo d'infanzia, il nascere dell'immagine-camioncino trovata/creata, la breve riflessione sul valore e la funzione