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Laura Colombi ha promosso presso il Centro Milanese di Psicoanalisi un'iniziativa di grande interesse, meritevole di menzione e di approfondimento specifico: «Menti psicoanalitiche a confronto». Due analisti esperti, appartenenti a modelli diversi, si confrontano sul materiale clinico portato da un collega. Due modelli a confronto sul terreno della clinica, con la presenza «viva» dell'analista presentatore, oltre che, naturalmente, del pubblico. La metodologia segue uno schema preciso, messo a punto in occasione del primo incontro, tenutosi a gennaio, e replicato ai primi di giugno nel secondo. I due commentatori non conoscono il materiale clinico, che viene distribuito ai presenti all'inizio della serata. L'analista che presenta il caso ne dà lettura in quindici minuti. Altri quindici sono riservati a eventuali domande e chiarimenti. Dopo di ciò, il primo analista, sorteggiato, commenta per venti minuti il testo, lasciando poi la parola, per altri venti, al secondo. Seguono trenta-quaranta minuti di domande e osservazioni, compresa una breve replica dei due commentatori.
L'afflusso, la partecipazione e la vivacità del dibattito rappresentano qualcosa di più del «semplice» gradimento dell'iniziativa: dimostrano che di essa c'era bisogno. Impregnati di epistemologia post-popperiana, ci eravamo forse un po' troppo rassegnati a vedere, dietro i modelli psicoanalitici, i «paradigmi» kuhniani. E a diffidare del confronto razionale e argomentativo, convinti che la scelta fra modelli sia una faccenda di «conversione» e che la loro difesa si avvicini alle guerre di religione.
Molta acqua epistemologica, tuttavia, è passata sotto i ponti dal 1962, anno in cui Kuhn pubblicava La struttura delle rivoluzioni scientifiche, sbiadendo non poco il dogma dell'incommensurabilità, fondato su quello della totale pervasività della teoria rispetto all'osservazione.
Pr