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Un nuovo modo, più attuale, di concepire le funzioni complesse della genitorialità, i ruoli del femminile, del maschile, impone una visione allargata dei rapporti tra individuo, gruppo familiare e istituzioni sociali. Sarebbe auspicabile considerare le relazioni tra questi termini improntate a dimensioni di «transiti», che non comportano esiti rigidamente prestabiliti ma, al contrario, si muovono in un terreno attinente a una «processualità», caratterizzata da passaggi molto complessi nella relazione tra vari termini. Non possiamo, inoltre, eludere una particolare attenzione alla interrelazione tra parametri psicoanalitici e contesti antropologici. Sul piano epistemologico ci viene indicata una strada di tipo costruttivista, auspicabilmente non radicale, che ridisegna i ruoli psico-sociali nel definirsi in qualità di costrutti. A questo riguardo si parla, ad esempio, di «invenzione della madre» (Busato Barbaglio, Mondello, 2009) concezione che, con un'ampia risonanza sia nel campo psicoanalitico che antropologico, consente di rivedere parametri fondamentali nella lettura delle funzioni dei ruoli sociali e delle controparti psichiche del maschile e del femminile o dell'interazione dinamica tra i due.
Una concezione più aperta e integrata, relativa alle funzioni genitoriali e ai ruoli di genere nella famiglia, ci consente di ampliare il campo si osservazione e collocarlo nell'interfaccia tra naturalità e cultura nella considerazione che il femminile e il materno siano elementi chiave per focalizzare il peso che, nella multilinearità dell'evoluzione storica e culturale, questi due aspetti hanno di volta in volta guadagnato. Così un'analisi della genitorialità e delle funzioni materne ad essa connesse può essere, in questo contesto, un'occasione per valutare l'interazione