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Vorrei qui affrontare la maternità come costruzione storica ed esaminare i suoi cambiamenti tra Otto e Novecento, nel contesto del passaggio dall'Impero Ottomano alla odierna Repubblica Turca. Come è noto, tale passaggio ha comportato un radicale spostamento di una visione del mondo basata sulla religione musulmana sunnita e sulle strutture mentali di un impero universale, verso un'altra, moderna, laica e nazionalista, provocando forti rotture culturali e identitarie. Pur senza intaccare il sistema patriarcale alle sue radici, sono state modificate le modalità della sua costruzione, i suoi attori, nonché le relazioni tra di essi. Il sistema patriarcale che oggi imprigiona la maternità in Turchia è, infatti, frutto di tali processi, delle continuità e cesure da essi creati, della costante dialettica cui i discorsi moderno-nazionalista e tradizionale-musulmano danno vita ora integrandosi, ora respingendosi. Prima di esaminare la declinazione della maternità nella cultura moderna e laica, costruita intorno al discorso della nazione, sarà utile evidenziare gli aspetti fondamentali della cultura tradizionale e la loro conformazione nella società ottomana.
L'Islam percepisce la sessualità come un dono di Dio e considera il corpo, sia femminile che maschile, non luogo di peccato, bensì sede di un'anima capace di desiderio. La differenza dei due sessi si ritiene derivi da diversi livelli di compiutezza: il sesso femminile essendo una versione imperfetta di quello maschile. Così, il maschile e femminile rappresentano due entità non antitetiche ma complementari. La valutazione del desiderio sessuale, quale richiamo estremamente forte per ambedue i sessi, obbliga, onde rispondere alla necessità della comunità dei fedeli, a condurre la propria vita in modo corrispondente al volere di Dio, a