You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Questo libro ha in comune col precedente Il counselling psicodinamico, del 2003, il gusto per la rivisitazione critica di testi che hanno segnato la storia della psicoanalisi. Lì, ricordo, fra gli altri, il caso Katharina. Qui, l'impresa è più articolata perché vengono presi in considerazione più autori, ed è anche più ardimentosa, perché l'Autore ri-legge gli scritti di quegli autori inglesi, appartenenti alla cosiddetta «tradizione indipendente», che hanno contribuito, in modo diretto alla sua formazione e, in modo indiretto, a quella di molti di noi.
Vediamo così passare Rubinstein, Khan, Milner, Heimann, King, Limentani, Winnicott, ed altri di non minore importanza. Non si tratta solo di un debito di gratitudine di Giannakoulas verso i suoi maestri, ma di un dialogo con essi, a cui anche il lettore è invitato a partecipare, in un clima familiare. Familiare nel senso di una qualità della distanza che è garanzia di franchezza scientifica.
A questo proposito, nell'introduzione, l'Autore osserva come il bisogno di appartenza debba andare di pari passo con la capacità di tollerare i dubbi e di negoziare similarità e differenze, per non correre il rischio di convertire una blanda opposizione in assiomi teorici.
Giannakoulas scatta delle fotografie molto significative di alcuni passaggi teorico-clinici essenziali, ne definisce i contorni, dialoga in prima persona con essi, e gli autori stessi che li hanno formulati sembrano dialogare tra loro.