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Da tempo Marta Capuano è intenta a costruire ponti tra la psicoanalisi e l'architettura, cercando intersezioni tra l'arte di interpretare, di costruire e ricostruire specifica della psicoanalisi e l'arte di progettare e creare oltre che ricostruire specifica della architettura. In comune prima di tutto sembrano esserci la capacità di ascolto e la convinzione che ogni processo creativo nasca dalla relazione con ciò che è già stato e ciò che ancora non si conosce.
[…] è probabile che il maggior aiuto che uno psicoanalista può ottenere non lo riceva dal suo analista, o dal suo supervisore, o dal suo insegnante, o dai libri che può leggere, ma dal suo paziente. […] Ecco perché è così importante che noi siamo capaci di udire, vedere, odorare, perfino sentire emotivamente che informazione sta cercando di farci pervenire il paziente (Bion, 1983, 10).
Bion sottolinea, con queste parole, l'importanza di un modo materico, materiale, di stare al mondo e di porsi in relazione, perfino in ambiti da cui secondo molti i corpi degli interlocutori sono fin troppo esclusi allo scopo di privilegiare il contatto tra le menti.
Ci riferiamo ovviamente alla seduta psicoanalitica, in cui analista e paziente si parlano ma non si vedono, né, tantomeno, si toccano. Udire, vedere, odorare, perfino sentire emotivamente, dunque, per com-prendere l'altro, prenderlo con sé.