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Un filo, che percorre tutto il volume, e che mi è sembrato di grande interesse, è l'idea dell'adolescenza come momento in cui è necessaria una nuova lettura del corpo in via di trasformazione da parte della mente; una lettura che preferisco definire, per evitare connotazioni dualiste, come traduzione di aspetti non-simbolici emergenti nei sistemi simbolici (Solano, 2009; 2010), in riferimento alla Teoria del Codice Multiplo di Wilma Bucci (1997a; 2009a).
All'interno di questa necessità di nuova lettura o traduzione, si pone il problema del significato dell'emergenza di un sintomo ed è su questo che vorrei cominciare a svolgere delle riflessioni. Considerare il sintomo soltanto come indicatore di patologia mi appare da tempo qualcosa di fortemente mistificante e riduttivo. Sappiamo bene - e gli autori di questo volume ce lo insegnano - come la comparsa di un disturbo somatico o psichico possa essere un primo tentativo di uscire da una condizione fortemente limitativa, o un segnale di allarme, o una protesta, o un tentativo di adattamento. L'atteggiamento di chi invece si basa solo sulla presenza/assenza di sintomi nel valutare lo stato di salute mentale di un individuo si potrebbe assimilare a quello di chi valutasse il potere della mafia in funzione del numero di delitti che commette (quando in genere è il contrario: più è potente,