You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Carolyn: Perché non parli con i dottori?
Lisbeth: Perché loro non ascoltano.
Mi piace introdurre il commento all'ultimo libro di Antonino Ferro utilizzando una citazione dalla sua stessa introduzione perché racchiude, in questo breve dialogo tratto da un famoso romanzo giallo di Larsson, l'accenno a una tematica essenziale che percorre tutti i libri di Ferro e che anche qui si dispiega e si articola efficacemente attraverso la teoria e la tecnica che ci sono con rigore e generosità offerte alla lettura.
Ferro è un «dottore», un analista, che ascolta i propri pazienti, che mette a punto con i compagni di viaggio con i quali dialoga anche in queste pagine e soprattutto con i suoi «migliori colleghi», i pazienti, una teoria psicoanalitica che possa, nel modo più efficace e creativo possibile, udire i «tormenti di anime», accorgersi di quando essi sono celati o non ancora dicibili. Bion (1963) ricorda che «quando si dà un'interpretazione deve essere possibile all'analista e all'analizzando vedere che ciò di cui egli parla è udibile, visibile, palpabile e odoroso in quel momento» (20). Respiriamo, tra le pagine del libro, quest'atmosfera di sottofondo.