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Da un certo punto di vista la scelta di recensire il numero 110 di Topique, uscito nel 2010, mi è sembrata una scelta obbligata. I recenti drammatici e inediti avvenimenti politici, che hanno sconvolto il quadro politico e sociale del Maghreb fino a spingersi nel Machrek, con ripercussioni che, al momento, sono del tutto imprevedibili, mi hanno fatto sentire il dovere di dare voce e far conoscere qualcosa della situazione in cui gli psicoanalisti, o coloro che si richiamano alla psicoanalisi nella loro pratica clinica, presenti in quei paesi, si trovano ad operare e a vivere.
L'interesse di questo numero è veramente grande e va dato atto a questa rivista, sempre attenta alle problematiche che legano la psicoanalisi ai diversi terreni culturali in cui essa si è radicata e in cui si sta sviluppando, di avere proposto questa ricognizione che risente, è vero, della prospettiva troppo interna al mondo della psicoanalisi lacaniana, ma che fornisce un quadro interessante, soprattutto in riferimento a quei paesi in cui la psicoanalisi è veramente ancora molto marginale.
La mia scelta tra i diversi articoli è stata quella di privilegiare gli autori di paesi di cui io, ma come credo molti di noi, non avevo alcuna conoscenza, lasciando da parte altri paesi nei quali, peraltro, gruppi di psicoanalisti legati, dal punto di vista della loro formazione, a diverse società IPA, sono presenti e con i quali vi sono già ricchi e consistenti scambi scientifici. Non parlerò perciò né del Marocco, né della Turchia, né del Libano; in ogni caso, gli articoli degli analisti non IPA, di questi paesi, sono assai interessanti e comunque vale la pena leggerli. Ciò, tra l'altro, aiuta anche a capire il tipo di diffusione, in quell'area, dei gruppi lacaniani.
«Il progresso della psicoanalisi al giorno d'oggi passa per la sua capacità di svilupparsi a contatto con culture lontane dalla Vienna dell'inizio del XX secolo», scrive il Direttore, Sophie de Mijolla-Mellor (5).
Gli articoli di questo numero si