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Dell'adolescenza il corpo è protagonista indiscusso: le trasformazioni puberali danno vita a nuove sensazioni, modificano l'immagine di sé, mutano la percezione delle distanze interpersonali, cimentano l'identita costituitasi durante l'infanzia. Il modo in cui l'adolescente reagisce alle trasformazioni puberali è influenzato dalla qualità dell'investimento del suo corpo prepubere, che si fonda a sua volta sulla relazione primaria con la madre e con il corpo della madre.
Com'è noto, per Freud l'Io si costituisce a partire dalle sensazioni corporee, soprattutto da quelle che provengono dalla superficie del corpo. È sulla base dell'esperienza infantile della pelle come luogo di contatto con il corpo materno che si sviluppa gradualmente un «Io pelle» individuale, precursore dell'Io (Anzieu, 1985). Attraverso le stimolazioni trasmesse dalla pelle, il neonato può da una parte sentirsi tutt'uno con la mamma, dall'altra muovere i primi passi verso la differenziazione, giungendo ad una graduale individuazione percettiva dei confini del proprio corpo. La nozione freudiana di Io corporeo (1923), che denota una rappresentazione psichica del corpo come già separato da quello della madre, presuppone un certo sviluppo maturativo ed esperienziale, in cui il corpo gioca un ruolo di primo piano: dal corpo prendono vita le prime ineffabili sensazioni e fantasie e si animano i primi scambi affettivi attraverso cui il bambino giunge progressivamente