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L'aspirazione di questo viaggio è quella di proseguire una parabola iniziata molti anni fa, quando ho cominciato ad occuparmi di traumi precoci sviluppando il discorso di Ferenczi. Sulla sua scia affermavo che la situazione traumatica di «confusione assomiglia al trauma reale della perdita del genitore, o della paura del bambino di essere lasciato. Il fatto è che proprio in quella situazione di fraintendimento il bambino non riconosce più il genitore, lo ha perso» (Mancuso, 1995).1 Prima di iniziare desidero riprendere a parlare di Lutto e Melanconia, uno degli scritti di Freud che giudico tra i più moderni. Le tematiche della separazione e delle perdite, nelle loro più svariate manifestazioni, sono tra le più attuali e mantengono ancora ampi margini di approfondimento. Ciò anche perché molto complesse sono le invenzioni della psiche a copertura delle perdite: «La melanconia si presenta sotto forme cliniche differenti» (Freud, 1915, 102).
Il ritorno allo scritto di Freud mi ha consentito di apprezzare, e non sarebbe cosa nuova, il valore delle riflessioni in esso contenute. Trovo quanto mai interessante che nelle argomentazioni di Freud la precocità degli eventi abbia un posto centrale. Ritengo, pertanto, possibile che un nucleo melanconico possa annidarsi in personalità in cui un'area traumatica di perdita precoce si è installata come primo