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Èdifficile sottovalutare l'importanza del dibattito che è al centro dei lavori di questa giornata e del fatto che ci riuniamo per discutere se e di quali cambiamenti la nostra Società abbia bisogno di fronte ad una serie di tensioni che la investono dall'interno e dall'esterno e che, almeno in alcuni ambiti, hanno assunto toni accesi e, talvolta, a diverso titolo, problematici. E credo che bene abbiano fatto l'Esecutivo della SPI ed il Segretario del Training a convocare questa Conferenza volta a esaminare le questioni partendo, per così dire, dalle fondamenta. Le fondamenta sono in realtà quelle della nostra storia, di vicende teoriche ed istituzionali (l'intreccio tra questi due ambiti è continuo) che si sono depositate nei modelli di formazione che costituiscono l'asse portante di Società psicoanalitiche come la nostra ed in cui — nel bene o nel male, verrebbe da dire — risiede la nostra identità. Da ciò, credo, l'utilità di un esame non solo normativo degli attuali assetti istituzionali del movimento psicoanalitico ma — nei limiti del possibile — di un riesame anche storico che ci ricolleghi alle nostre radici, anch'esse spesso problematiche: che cerchi di capire insomma in che modo e attraverso quali esperienze tale identità si sia andata costituendo ed a quali assetti normativi abbia dato luogo e perché.
La difficoltà di un dibattito su questi argomenti è peraltro insita nella sua stessa natura perché un dibattito sulla formazione, sulla «education», inevitabilmente ha implicazioni di natura filosofica e dottrinaria di grande rilievo. Dove finisce la libertà di formazione e dove inizia l'autorità di chi deve trasmettere i canoni