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Nel 2005 l'International Psychoanalytic Association ha ufficialmente riconosciuto la possibilità di organizzare il training psicoanalitico anche in modo diverso da quanto fino ad allora previsto dal modello Eitingon, il primo e tuttora prevalente modello di training. Riconoscendo ufficialmente che allo stato attuale tre modelli di training1 rispettano, pur nella loro diversità, le caratteristiche che l'Associazione ritiene indispensabili per un'adeguata formazione dei futuri psicoanalisti e ratificando in tal modo una realtà già esistente, l'IPA ci ha invitato a riconoscere e conoscere l'ampiezza del dibattito che negli anni si è sviluppato su queste tematiche, ad approfondirne le ragioni e, in ultima istanza, a valutare quanto i modelli di training debbano essere considerati in certa misura il prodotto di determinate condizioni storiche ed esprimano possibili sintesi raggiunte dal dibattito sviluppatosi nel Movimento Psicoanalitico o almeno in una sua parte. Sintesi tanto possibili quanto necessarie che maturano sulla base del dibattito scientifico, di particolari condizioni storiche, delle relazioni che intercorrono tra i vari membri di una data Società psicoanalitica e di quelle che si intendono promuovere.
Dei tre modelli, il meno noto è quello uruguaiano mentre la sua conoscenza merita di essere approfondita sia per quanto riguarda il contesto in cui è stato sviluppato, sia per come si articola operativamente.
Fondata nel 1956 e riconosciuta come società componente nel 1961, l'Associazione Psicoanalitica dell'Uruguay (APU) all'atto della sua costituzione organizzò