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Nel libro di Andreas Giannakoulas, La tradizione psicoanalitica britannica indipendente (2010), la questione dei due modelli (quello energetico e quello delle relazioni oggettuali) non viene posta in maniera diretta: anzi, viene enunciata la formula che l'innovazione e la creatività trovano le loro radici nella tradizione. Tuttavia il tema della teoria delle relazioni oggettuali come alternativa al modello energetico permea di fatto i vari saggi del volume, finché nel capitolo «La Psicoanalisi tra gioco, sogno e realtà» il problema viene affrontato direttamente, ed è da questo saggio che hanno origine le mie riflessioni.
Il punto di partenza è la svolta che Freud compie nei quattro anni che separano il tentativo fallito del Progetto del 1895 da L'interpretazione dei sogni del 1899.
Giannakoulas sostiene che il Progetto, che nasce da una riflessione neurofisiologica e privilegia una spiegazione energetica e quantitativa, non si sarebbe sviluppato perché avrebbe avuto bisogno di una metodologia che è quella della neurofisiologia moderna e in particolare delle neuroscienze.
Con L'interpretazione dei sogni, invece, l'apparato psichico è una struttura desiderante, che funziona senza riferimento anatomico e lo schema oscillerebbe tra una rappresentazione reale — come nel Progetto — e una rappresentazione figurativa.
Più avanti vorrei fare qualche considerazione su questo punto, in quanto proprio quella che qui viene definita — a mio parere impropriamente — «oscillazione» credo che contenga un aspetto fondamentale dello stesso statuto epistemologico della psicoanalisi.