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Sarebbe impossibile in queste brevi note rendere giustizia a un testo che si presenta ricco di temi e di pensiero, frutto di anni di studio e di lavoro. Scelgo pertanto la via più personale di alcune risonanze affettive, anche per il vincolo di amicizia che mi lega agli Autori.
Se dovessi collocare in uno scaffale ideale il volume di Foresti e Rossi Monti lo metterei sullo stesso ripiano del Manuale Critico di Psichiatria di Giovanni Jervis, del volume curato da David Feinsilver sull'approccio psicoanalitico alla schizofrenia, Un modello comprensivo dei disturbi schizofrenici, e a rispettosa distanza, ma non troppo lontano, dalla Psicopatologia generale di Karl Jaspers. Cosa accomuna questi testi così diversi tra loro? Tutti e tre hanno punteggiato incisivamente il mio percorso di formazione come psichiatra. Vediamo gli anni, che non sempre coincidono con quelli della pubblicazione, ma che sono quelli in cui li ho incontrati: Jervis, 1977; Jaspers, 1987; Feinsilver, 1990 (nell'edizione originale). Aprivano mondi al giovane psichiatra che ero. Intravedevo tra luci e ombre la straordinaria complessità di questa professione. Scoprivo il significato delle pratiche sociali di gestione della follia. Apprendevo che alla psichiatria è conferito non solo un mandato di cura ma anche di controllo sociale. Ero affascinato dalla straordinaria lezione di metodo di Jaspers (soprattutto le prime,