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Jacques Lacan è un autore con il quale la maggior parte degli psicoanalisti italiani ha scarsa dimestichezza. Motivi storici e culturali e, non ultima, l'obiettiva oscurità del suo «stile» concorrono a determinare questa condizione. Ma ora «paradossalmente» — ma come meravigliarsi di un paradosso trattandosi di Lacan — una chiarificazione del suo pensiero ci viene, non da uno psicoanalista, ma da un epistemologo. Bisogna però precisare che si tratta di un epistemologo che da numerosi anni porta avanti una riflessione sulla psicoanalisi come mostra la sua ricca produzione scientifica a questo riguardo.1 Nella presente opera, Palombi, in meno di duecento pagine, compresa una ricca bibliografia, illustra in un linguaggio chiaro la complessa e articolata costruzione intellettuale di Lacan, individuando in nove capitoli altrettanti temi portanti del suo pensiero. Non a caso, dopo un capitolo che potremmo definire introduttivo, che descrive la «storia della ricerca di Lacan», Palombi affronta il cruciale tema dello «stile» di Lacan, mettendo a fuoco la posizione costituente della «eterologia» nella produzione