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La molteplicità è la nostra prima caratteristica; l'unità è la seconda.
Incipit: Gerardo. «Ogni tanto ho paura. Sento spesso delle voci che si sovrappongono ai miei pensieri e quello che mi fa più paura è che (spesso) mi sembra di confonderle con essi. Queste voci sono una persecuzione, sono offese, minacce, inviti a stare solo fermo a sbagliare. Penso a chi sono e faccio fatica a ritrovarmi, poi mi viene in mente mia madre e ho paura per lei. Vorrei riuscire a parlare, a respirare mentre dormo, a muovermi alla luce del sole. Vorrei riuscire a cogliere il senso di quello che succede e lasciare stare tutto quello che mi farà soffrire. Mi piacerebbe capire dove sono io e dove c'è qualcun altro, chi sono io e chi sono gli altri. So che si può credere che bisogna agire in questo o in quel modo, ma alla fine dei conti ciò che ci dà significato arriva dopo; non è possibile inventare a tavolino delle strategie o delle interpretazioni per i propri comportamenti, bisogna sempre esserci. Non ci dobbiamo allontanare da quello che reputiamo giusto, né dimenticare quello che è sbagliato» (corsivo nostro).
Versione rielaborata dell'intervento tenuto al convegno SPI: «Emergenza psicotica. Setting e controtransfert». Milano, 27 novembre 2010.