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Quando Freud (1929) pubblicò le sue riflessioni sulla civiltà moderna non era certamente in grado di prevedere il vorticoso sviluppo tecnologico che si sarebbe verificato negli anni a venire, un progresso tale da rivoluzionare e sconvolgere i parametri spaziotemporali che ci sono consueti. La realtà concreta e immaginaria in cui siamo immersi sta cambiando rapidamente, e lo stesso mondo interno è modellato dal sovvertimento che deriva dall'espansione di un ambiente elettronico completamente nuovo in sostituzione del mondo naturale. Le tecnologie virtuali sembrano estenderci corporalmente e cognitivamente fuori di noi sfidandoci a valutare e interpretare le forme inedite con le quali gli umani vengono a relazionarsi tra loro.
Sto conducendo un'analisi via Skype1 con una paziente che abita in un altro Paese e, alla luce di questa esperienza, intendo fare alcune considerazioni sugli effetti della comunicazione globale via Internet e riflettere sulle problematiche che incontriamo nel nostro lavoro allorquando trattiamo un paziente a distanza all'interno di uno spazio virtuale di ascolto o cyberspazio.2