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Lo statuto dell'identificazione isterica è rimasto finora nel campo psicoanalitico piuttosto incerto. Freud ne ha parlato poco e le sue intuizioni più importanti su di essa le ha realizzate nel campo della patologia. L'associazione tra il termine isteria e la patologia ha radici molto antiche che risalgono a Ippocrate. La resistenza ad accettare l'identificazione isterica come componente fisiologica dello psichismo (e come condizione di sanità psichica) è quindi comprensibile ma non condivisibile e cercherò di dimostrarlo in questo mio scritto.
Hystería deriva da hystéra (sostantivo) che in greco antico significa utero. Parola strettamente affine è hýsteron che significa secondamento, ovvero placenta espulsa dopo il parto del feto (in inglese afterbirth, letteralmente dopo la nascita). L'associazione dell'utero a una condizione patologica, operata da Ippocrate, ha finito per mettere in ombra un altro significato (come aggettivo) di hystéra: posteriore, che viene dopo, al femminile. Hýsteron è il corrispettivo neutro e hýsteros il maschile. Hýstera (avverbio) significa dopo. È evidente che gli antichi Greci stabilivano una stretta connessione tra utero e dopo, designavano dunque, fa notare Nancy (2006), come hýsteron ciò che è próteron (anteriore) per eccellenza. Visto in questa prospettiva, il significato dell'utero è la gestazione dell'alterità, un'alterità che verrà «dopo» ma alloggia già nel «prima», in attesa di prendere forma. Ippocrate ha colto una profonda verità, pur formulandola in modo inadeguato, fuorviante. L'isteria, intesa come entità patologica, è in effetti derivato di un malfunzionamento dell'utero, ma di un utero non inteso come organo bensì come spazio psichico, in entrambi i sessi, di «gravidanza»: la nostra capacità di ospitare, prima di generarlo, riconoscendogli la sua alterità, ciò che ci