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Se i concetti non sono giusti non si trovano le parole; se non si trovano le parole, non nascono le opere; se non nascono le opere, non cresce la morale né l'arte; se non cresce la morale né l'arte, non nasce il giudizio; se non nasce il giudizio, il popolo non saprà dove dirigere mani e piedi. Perciò il nobile si preoccupi di saper mettere in tutte le circostanze i suoi concetti in parole, e in tutte le circostanze le sue parole in azioni. Il nobile non tolleri che nelle sue parole ci sia del disordine. È da questo che il tutto dipende.
Il tentativo, iniziato novant'anni fa, di portare gli scritti di Sigmund Freud in Cina e quindi di tradurre il suo pensiero nella lingua cinese va inserito in un processo di globalizzazione sempre più veloce che si manifesta in primo luogo sotto l'aspetto economico. La traduzione del corpus centrale della psicoanalisi può rappresentare una pietra miliare all'interno del dialogo tra Oriente ed Occidente, finalizzata al superamento della grande diversità tra la concezione dell'uomo in estremo Oriente e quella dell'Illuminismo europeo. Molti nel mondo occidentale ritengono ciò non perseguibile: per alcuni la psicoanalisi in Cina appare come qualcosa di impossibile e inapplicabile.1 Freud non sembrava condividere questo punto di vista. Più di ottanta anni fa, il 27 maggio 1929,