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Era l'ultima seduta di Caroline, la sua analisi terminava quel giorno, dopo molti anni trascorsi sul divano. Si alza, paga le ultime sedute e, al momento in cui come di solito, ma per l'ultima volta, stavamo per stringerci la mano sulla soglia della porta, dice: «Non ci si lascia così, ci si scambia un bacio», subito unendo il gesto alla parola.
Due anni dopo, Caroline mi chiede un incontro. Tra i resti non analizzati di quella cura, qualcosa si era giocato intorno alle sedute mancate e al loro pagamento. Caroline si era sempre rifiutata di pagare le sedute che coincidevano con alcuni anniversari della sua tradizione familiare, a cui un forte sentimento di solidarietà le impediva di mancare. Da parte mia, ne avevo sempre sostenuto l'esigenza, senza che questo conflitto trovasse una via d'uscita durante la cura, dal momento che Caroline vi trovava soprattutto il modo per trasformare la scena del transfert in una scenata. Non avendo precisamente contato le sedute in questione, tra noi la misura del contenzioso era fissata dalla cifra di una «decina».
Ciò che faceva tornare Caroline due anni dopo, per un unico incontro, era la viva angoscia che aveva provato in una circostanza molto particolare. Le avevano rubato dalla borsa il portafoglio, con tutto il denaro che conteneva. Quando aveva scoperto il furto, le era spontaneamente venuta in mente questa associazione: «Il denaro di Jacques André!».
Una sorta di autointerpretazione selvaggia che indicava come «rubato» un denaro che aveva sempre affermato con forza di non dovere. Questo incontro era dunque per restituirmi il denaro in questione, quello della «decina» di sedute … salvo, dice, che non era sicura che avrei accettato, per cui aveva portato solo la metà della somma!