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Il panorama psicoanalitico internazionale appare vieppiù frastagliato e multiforme. Sulla scia di quanto avviene a livello internazionale, anche le realtà locali si presentano, al loro interno, disomogenee. È difficile, se non impossibile a mio parere, trovare punti fermi che possano far parlare a ragione di una sola psicoanalisi e, concordando con Wallerstein, che aveva sollevato la questione già nel 1988, ritengo necessario parlare di molte psicoanalisi. Queste discipline appaiono, per alcuni dei fondamenti scientifici che le caratterizzano, diverse tra loro e sollevano una riflessione legata al ruolo che l'istituzione psicoanalitica internazionale ha nel tenerle insieme. Il sostantivo «psicoanalisi», non accompagnato dall'aggettivo che designa il modello teorico o l'area geografica cui appartiene, non chiarisce da solo il campo di conoscenze cui si riferisce. In alcuni casi, che ritengo non infrequenti, si arriva al paradosso che un analista esperto può tranquillamente esercitare e frequentare esclusivamente «la psicoanalisi» di una corrente teorica ignorando altri punti di vista senza, per questo, poter essere accusato di essere carente nella sua produzione scientifica, nella sua pratica clinica e nel rispetto raggiunto tra i colleghi. Allo stato attuale un analista «freudiano», per intenderci, potrebbe non sapere nulla di molte delle correnti teoriche che si sono sviluppate lontane dal suo quadro di riferimento e potrebbe avere efficacia e talento nello scrivere e pubblicare lavori psicoanalitici sulle più prestigiose riviste nazionali e internazionali. Lo stesso dicasi per analisti che potrebbero non citare mai Freud, nelle loro formulazioni teoriche, e arrivare a essere capiscuola di altre correnti di pensiero che ricevono altrettanto spazio in congressi e pubblicazioni scientifiche. Freud può essere un riferimento imprescindibile per alcuni, un precursore per altri o un teorico definitivamente superato per altri ancora.