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«Considerazioni sull'autoanalisi come strumento particolarmente raffinato di preparazione alla propria morte di individuo e di elaborazione del lutto». Si potrebbe intitolare così questo insieme di emozioni, pensieri, immagini e letture, che accosterò ai tre scritti di mio padre, seguendo un filo conduttore che muove da alcuni sogni ad occhi chiusi ed aperti che ho fatto contestualmente al lutto paterno. Questi sogni, espressione della fiducia in un metodo d'indagine, spero offriranno, mediante la loro funzione di capacità trasformativa dell'evento, la possibilità di attraversare determinati momenti critici della propria vita in relazione alle fasi del processo del lutto: prepararsi alla perdita di una persona cara, sperimentarne la scomparsa ed il dolore acuto profondo, elaborare il trapasso per renderlo accettabile con l'intenzione di contenere una realtà traumatica, comunicare ad altri tale sofferenza sentendo il bisogno di una partecipazione affettiva.
«Stai per morire» deve essere stato composto da mio padre verso la fine del 2008: infatti in quella data egli ha riferito a mia madre di aver messo a riposo la macchina da scrivere. Aveva esaurito ogni fonte d'ispirazione artistica ed era in attesa dell'evento conclusivo di una vita vissuta. Nello stesso tempo, per quanto mi riguarda e senza entrare nei particolari, attraverso la recrudescenza di alcuni antichi temi personali e un sogno d'angoscia in cui mi confrontavo con lui, stavo internamente elaborando il rapporto con la figura paterna. Infine quando mio padre è scomparso all'inizio del 2009, scoprendo l'esistenza di questo scritto, ho capito che tutto il lavorio interiore dell'ultimo periodo, a cui mi sono riferito, era in relazione al mio pre-sentimento del suo decesso ormai imminente. Si è forse