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Ci si potrebbe chiedere come mai una psicoanalista mostri tanto interesse e addirittura si azzardi a recensire un saggio di filosofia che tratta del confronto tra pensiero occidentale e pensiero cinese. L'operazione è certamente azzardata, l'interesse invece è ampiamente giustificato, come si vedrà in seguito.
Jullien è un filosofo e un sinologo. Questa doppia appartenenza gli permette di analizzare, da un punto di vista «esterno», le radici filosofiche dell'occidente che affondano nel pensiero greco e che trovano una prima compiuta espressione nell'opera di Platone. Il confronto col pensiero cinese gli ha infatti permesso di mettere in evidenza quello che nella nostra filosofia, per essere a noi troppo familiare, resta sconosciuto: weil es bekannt ist, nicht erkannt (Wittgenstein), cioè l'implicito nella nostra cultura.
Questo saggio costituisce una sintesi e un bilancio di numerosi scritti precedenti, in gran parte tradotti in italiano: Il saggio è senza idee, sullo scarto del pensiero cinese, rispetto alla costruzione dell'Idea (Platonica); Il nudo impossibile, sul canone della bellezza ideale dell'Occidente, rispetto all'estetica cinese, che ha privilegiato la raffigurazione di «fenomeni colti in trasformazione»; Nutrire la vita, dove si tratta dell'ascesi del pensatore taoista, del superamento e dell'abbandono