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Con questo recente volume La violenza delle emozioni, cui fa da pendant il sottotitolo esplicativo Bion e la psicoanalisi postbioniana, Civitarese colloca il lettore nel cuore del pensiero psicoanalitico contemporaneo, con la sua molteplicità di voci e di modelli. Modelli plurali necessari, ma al contempo spesso rischiosamente sconfinanti in sistematizzazioni metonimiche, dove ogni assetto teorico, di per sé oggetto parziale e provvisorio, può ossificarsi in una reificazione totalitaria e rigida. Si articola in otto capitoli di solido impianto teorico, arricchito di riferimenti alla letteratura, cinema, teatro, pittura.
Gli elementi della clinica e della tecnica sono trattati con vivacità espressiva e prossimità all'esperienza dell'analisi, con una scrittura metaforicamente ricca, mai banale o ovvia, sempre coinvolgente per il lettore. Alla generosa prefazione di Paulo C. Sandler fa seguito una meditata e stimolante postfazione di Barale, che coglie l'invito di Civitarese all'esercizio del pensiero critico e alla «contaminazione» col campo dell'estetica.
Civitarese assume il vertice dell' «intima stanza» (Civitarese, 2008), per raccogliere gli stimoli a teorizzare sul soggetto, che nasce nella misura in cui può tollerare di assoggettarsi all'Altro, anche nella sua accezione di contesto culturale. È da quella matrice di esperienza, quell'arcaico mix-up, corpo-a-corpo nonché mente-a-mente, che si dà ogni orizzonte di senso possibile.