You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
È un testo, il III Quaderno del Centro Romano, che proprio per la molteplicità delle voci e dei vertici che lo compongono si presta a suscitare più risonanze; ne asseconderò solo alcune seguendo un mio filo connettivo e sovvertendo quindi l'ordine tematico prescelto. Vi sono diversi generi di volumi collettanei, questo non rispecchia un gruppo di lavoro preesistente bensì convoca su un'area tematica a convegno più autori e ciò, se certamente rende più oneroso il compito del recensore, lo sollecita anche ad un certo lavoro sul testo volto a creare nessi e a scavare nelle differenze, valorizzando il contraddittorio. Propongo innanzitutto di individuare in quello che designerei come «il registro della duplicità» una sorta di sottotrama ravvisabile in molti dei contributi e ben delineata nello scritto introduttivo della Cupelloni e nelle note conclusive di Luchetti, atti a fungere da cornice inquadrante. Vediamo intanto di precisare cosa intendo per registro della duplicità e quali ne sono gli orditi principali. Il primo emerge nella caratterizzazione di questo terzo quaderno, imperniato non solo sulle vicissitudini cliniche del trauma per come ci occorre di incontrarle nella stanza d'analisi, quand'anche su tratti peculiari del nostro tempo, di cui viene posto in rilievo l'eccesso di traumatismo e, per contro, sia una complessiva difficoltà di simbolizzazione che una insufficienza della teorizzazione psicoanalitica atta a renderne conto. Quindi la proposta di un discorso attento sia al campo individuale che a quello transindividuale. Una ulteriore declinazione della duplicità è reperibile nell'esigenza di non