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Recensire un'annata del Journal of American Psychoanalytic Association mette a contatto con una tale eterogeneità di spunti da rendere difficile conciliare le sollecitazioni che si incontrano nella lettura con gli strumenti di cui si dispone nello scriverne. Si tratta di limiti legati alla molteplicità degli orientamenti della nostra disciplina, alla difficoltà di comunicare fra loro ed anche a quella che potremmo considerare come la tentazione di rintracciare una continuità fra le diverse teorie di riferimento. D'altra parte, dovendo effettuare una scelta fra la grande quantità di lavori distribuiti nelle pagine di questo volume appare naturale ispirarsi a un criterio associativo, e proprio in questo modo accade di scorgere correlazioni e risonanze fra scritti apparentemente distanti, che esulano dalla coerenza tematica delle varie sezioni dedicate. Ecco allora una rassegna sul problema della formazione etica negli Istituti di Training statunitensi, centrata su una raccolta di dati informativi, riverberare nei suoi risvolti con un ardito articolo di psicoanalisi speculativa che tenta di attraversare il rapporto fra la trascendenza e il reale in una prospettiva post-lacaniana. Oppure un articolo redatto a quattro mani da Ogden e Gabbard che prende in esame la tentazione culturale, ma anche intra-analitica, di identificare il senso dell'analisi con la risoluzione del sintomo, richiamare alcuni passaggi del lavoro di Bruce Fink, autorevole rappresentante del pensiero lacaniano negli Stati Uniti, dedicato al problema della valenza resistenziale che il «capire» rischia di assumere a scapito della libertà associativa dell'analizzando. O ancora, un interessante articolo di Marion Oliner, intitolato «La vita non è un sogno: l'importanza di essere reali», tracciare una via elaborativa in cui il concetto di «reale» trova una nuova forza metapsicologica in un modo che, a dispetto del titolo, richiama l'importanza del rapporto fra mondo interno e mondo esterno. Di questi lavor