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Le libere associazioni sono notoriamente una prerogativa del trattamento psicoanalitico, che lo connota in modo specifico e lo differenzia da altri metodi terapeutici. Da alcuni anni a questa parte, tuttavia, l'attenzione per questo aspetto del trattamento è andata diminuendo; in particolare, il suo significato sembra diventato più generico, come se venisse lasciato in ombra ciò che le vincola all'originario modello teorico.
In due panel dedicati alle libere associazioni - uno, nel 2002, al Congresso dell'Associazione Psicoanalitica americana (McDermott, 2003) e l'altro, nel 2004, al 43° congresso dell'IPA aNew Orleans (Hoffer e Youngren, 2004) - ci si è chiesti se esse siano ancora fondamentali in una psicoanalisi in rapida trasformazione, in cui altri sono i temi di maggior interesse sia nella teoria che nella clinica. Dare istruzioni sulla regola fondamentale a chi inizia un'analisi è oggi una pratica per lo più disattesa: più che istruzioni dettagliate sulla procedura da seguire, chi oggi inizia un'analisi spesso riceve un generico invito a esprimersi con libertà. Seguire la regola fondamentale sembra non essere più così «fondamentale» per lo sviluppo del processo analitico; in certi filoni della psicoanalisi contemporanea sembra che le libere associazioni non costituiscano più lo strumento principale per comprendere l'inconscio, mentre l'attenzione viene rivolta ad altri aspetti della situazione analitica - come il transfert-controtransfert, il campo bi-personale, l'empatia, l'intersoggettività, l'enactment, il qui-e-ora della relazione analitica e così via. Al contempo il significato stesso di ciò che si intende per inconscio non è più omogeneo, come testimoniano le risposte che i partecipanti ai panel dell'ultimo Congresso dell'IPA hanno dato alle domande loro poste: «Qual è la sua teoria dei processi inconsci? Quali sono le altre teorie che contrappone alla sua concettualizzazione?» (; ; Krauze, 2011; ).