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Il metodo psicoanalitico nell'attività clinica si realizza tramite la costituzione di una cornice esterna di regole e di due regole di base, quella delle libere associazioni per l'analizzando e quella dell'attenzione fluttuante per l'analista. Quest'ultima regola prevede l'attività associativa dell'analista durante l'ascolto delle comunicazioni del paziente, ossia un doppio ascolto, reso complesso dai molteplici livelli topici e strutturali a cui si svolge e dalle dinamiche transferali e controtransferali emergenti.
In particolare, l'intreccio tra regola dell'attenzione fluttuante così intesa da una parte e concetto e uso del controtransfert dall'altra costituisce, nell'attività clinica dello psicoanalista, un punto delicato di interrogativi sempre attuali (Balsamo, 2011; Semi, 2011) che si riflettono necessariamente nell'attività di elaborazione della teoria.
Questo articolo si propone di mettere in evidenza alcuni punti fondamentali di questo insieme di interrogativi e di indicare alcune vie per affrontare i problemi che si pongono, soprattutto nella direzione di estendere l'applicabilità del metodo psicoanalitico. Beninteso tenendo conto del fatto che scrivere dello psicoanalista, del suo mestiere, della sua scienza e dei grattacapi anche personali e di gruppo che ne discendono, non deve fare passare in secondo piano la finalità della psicoanalisi, che è comunque sempre quella di comprendere il nostro singolo paziente e l'essere umano in generale.
Ma proprio perché questo articolo riguarda primariamente gli analisti, ho sentito fortemente il bisogno di ripartire dai concetti, dal come si sono formati, dal come quando e chi li ha trasformati, dalla possibilità o meno - e a quale livello di pensiero - di formalizzarli in definizioni quanto meno dotate di un valore convenzionale,