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Il vero traluce attraverso un'esperienza emozionale e quasi carnale, in cui le «idee» - quelle dell'altro e le nostre - sono piuttosto dei tratti della sua fisionomia e della nostra, e, più che comprese, sono accolte o respinte nell'amore o nell'odio.
Discorrendo del più e del meno con un amico, mi lascio sfuggire che ho l'idea di scrivere qualcosa sulla Griglia di Bion. Lo vedo assumere di colpo un'espressione tra lo sgomento e l'ironico. Poi immediatamente associa Grida «grida». Chigrida? Cosa esprime quest'immagine? In effetti, perché anche tra gli studiosi e i lettori di Bion la Griglia gode di una fama così pessima? Perché è vista come l'apice della frustrante tendenza di Bion alla speculazione astratta? Cos'è davvero la Griglia di Bion, la «famigerata» Griglia? La croce dei suoi lettori? Un'invenzione geniale? Un innocuo passatempo per il dopolavoro dell'analista? Il suo cubo di Rubik? E poi, è più simile a una tavola periodica degli elementi, a un diagramma cartesiano, al gioco della battaglia navale, a una scacchiera, o a una mappa militare? Infine, qual è il significato della «misteriosa» colonna 2? È la colonna della bugia o del sogno? E cosa può dirci rispetto alla «pulsione di verità», che Grotstein individua come il principio chiave di tutta l'opera di Bion?
In questo lavoro vorrei rispondere a tali quesiti partendo dal fascino e dal lieve senso di fastidio che anch'io ho sempre provato per questo strumento. Nella prima parte esamino come è fatta la Griglia. Con una certa libertà immaginativa provo a darne una rappresentazione dinamica e in rilievo. Proprio perché visualizza con