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Nel 2010 Simón Altkorn, fotografo uruguayano che vive e lavora a Buenos Aires, ha presentato una serie fotografica dal titolo «L'impossibilità di chiudere l'interminabile discorso tra gli uomini».
I personaggi fotografati da Simón Altkorn appaiono particolarmente immobili, lacerati da un insieme di luci e ombre. Sono come persi in un proprio flusso di pensieri, ma allo stesso tempo il viaggio della vita è come se per loro apparisse congelato. Un bambino sui dieci anni è vestito solo con un paio di pantaloncini rossi, seduto con le gambe sopra la sedia, le braccia conserte che abbracciano le ginocchia, il viso infossato tra le braccia: solo gli occhi emergono per fissare il monitor di un PC.
Il titolo eloquente è: «Il sistema è andato in crash». Altkorn crea un set dove i soggetti ritratti sembrano diventare personaggi storici, all'improvviso protagonisti principali e importanti di una storia in mezzo alla quale l'osservatore è capitato.
L'impressione è quella di una finzione scenica palese e allo stesso tempo di estrema verosimiglianza, perché se la trama è costruita, l'emozione ad essa collegata, e che finisce nel gioco dei chiaroscuri, è lacerante. Vediamo i protagonisti e ci interroghiamo inevitabilmente su cosa possano mai pensare e, così facendo, partecipando alla scena, attiviamo una miriade di storie dentro di noi dalle trame misteriose ed i finali insospettabili. Dice l'Autore: «La fotografia, come una pulsione tremenda, mi spinge a sognare tutti i giorni e mi permette, attraverso la narrazione di questa ed altre storie, di vincolarmi più strettamente con affetti e realtà perché in definitiva, come dice Terenzio, “Nulla che sia umano mi è estraneo”».
Le foto di Altkorn sono visibili sul suo website: