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«È come vedere la corrente elettrica che corre sul filo e non vedere la luce».
Con queste parole il paziente B. visualizza il collasso del «mentale» che caratterizza la condizione psicotica. E il tentativo di illuminare i «fatti» non è semplice, poiché, come insegna Freud, ogni percorso di conoscenza è sotteso da funzionamenti di tipo paranoide e l'esito stesso della «ricerca» (scientifica ovvero delirante) dipenderà dall'aggancio che la «costruzione» mantiene con l'originario e con la realtà.
In questo senso, la psicoanalisi è definibile come un metodo per tentare di ricondurre all'originario (significato) ciò che se ne discosta, a volte anche radicalmente.
B. può essere descritto con le stesse parole che Abraham usa nei suoi lavori sulle nevrosi narcisistiche: si sente facilmente danneggiato dagli altri, non va d'accordo con i familiari, non trova amici, ma non ne sente neanche la mancanza. Possiede un'intelligenza forse più che normale, ma le sue produzioni intellettuali sono bizzarre e artificiose; alle rappresentazioni manca l'adeguata tonalità emotiva, nutre sentimenti di odio e di ribellione verso i familiari, mostra indifferenza e spiccata ostilità, fino al delirio di persecuzione.
Non più giovane, celibe, senza figli, non sono presenti nella sua esperienza di vita legami affettivi significativi. È un professionista di buona cultura e per lunghi anni ha seguito esperienze psicoterapeutiche di vario genere che gli hanno lasciato ampie conoscenze in ambito psicologico. Nella consultazione mi dice di non capire se a queste conoscenze corrispondano dentro di lui significati profondi.