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«Figure del femminile», la monografia della Rivista di Psicoanalisi curata da Amalia Giuffrida, offre uno spaccato interessante delle molteplici figurazioni del femminile, sia nel senso delle questioni relative al tema in oggetto, sia in relazione alle differenti voci che intervengono per riflettere dal proprio personale punto di vista. Gli autori, tutti analisti della SPI, mostrano in tal modo un doppio vertice: unitario, perché molti nodi convergono in alcune ipotesi di base che percorrono incessantemente i testi, sia ovviamente delle differenze, relative alla questione esaminata e alla lettura che essi ne danno.
A mio avviso, quello che emerge come problematica di fondo nella costruzione del femminile così proposto dalla monografia, è il rapporto fra la minaccia dell'identico rappresentato dalla realtà di un materno che si costruisce in una figurazione in doppio, dell'eccesso del pulsionale «depositato» nel femminile, del collasso identitario e, d'altra parte, dei modi per differenziarsene, mostrando come nelle risorgenze dell'arcaico o del primario, specie quando il femminile è sottoposto a quella particolare dialettica pulsionale e identificatoria scatenata dall'incontro col materno in gravidanza, si possano leggere alcune specifiche configurazioni della femminilità. Allo stesso tempo, come si costituiscano, in relazione a questo eccesso, le rappresentazioni simboliche che proteggono dal perturbante così istituito.