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[…] un tocco di creatività non è male nel nostro lavoro; diciamo pure che è indispensabile per sopperire la difficoltà a pensare e a immaginare propria dei pazienti psicotici; è altrettanto indispensabile a noi per apprezzare il nostro lavoro. Aggiungerei che ci vuole anche un pizzico di humour.
Premetto che ho scelto un taglio, delle argomentazioni e una modalità di presentarle che fanno parte del mio modo di essere uno psicoanalista e una persona: spero possano essere sentite come il risultato di un modo appassionato di svolgere questa professione.
Aggiungo anche che, sia nel Convegno, sia nella Rivista, il mio intervento segue quello di Maria Ponsi, al quale mi rifaccio ampiamente per quanto riguarda definizioni e approccio all'argomento. Inoltre, avendo ben in mente il lavoro pubblicato con Sandra Filippini sulla Rivista di Psicoanalisi nel 1993 e conoscendo la sua competenza in materia, mi è sembrato necessario cercare altre linee di lettura. Mi sono allora venute in mente delle situazioni nelle quali ero io a essere protagonista e attore di qualcosa che riguardasse il «fare». Quindi, proseguendo su questa linea, mi sono occupato soprattutto delle problematiche del fare, viste dalla parte dell'analista. In realtà, questa distinzione rappresenta un retaggio di modalità di lettura e comprensione della relazione analitica nelle quali non mi ritrovo più. È