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«Coscienza e memoria si escludono», scriveva Freud a Fliess nel 1896. Parlare di memoria in psicoanalisi ci permette di evocare l'inconscio dinamico, così come Freud lo ha descritto, elaborato e ripreso in diversi momenti del suo pensiero. La rimemorazione non comporta solo i ricordi, ma anche tutta la gamma degli affetti che li accompagnano.
Fin dalle prime pagine della «Comunicazione preliminare» agli Studi sull'isteria (Freud, 1892-95), scritta in collaborazione con Breuer, Freud non ha mai smesso di interessarsi ai ricordi evocati dalle sue pazienti, al momento del loro insorgere in seduta, e alla qualità degli affetti mobilizzati. Freud seguiva in quegli anni le scoperte fatte da Breuer durante il trattamento di Anna O. Quest'ultimo aveva osservato che la sua paziente ritornava con le parole nel passato, fino ad un ricordo preciso, il ricordo traumatico, per poi riprendere lo svolgimento cronologico della sua storia. Questo tipo d'approccio liberava gli affetti ed era accompagnato da un effetto terapeutico. Breuer aveva chiamato questo fenomeno la «retrogressione» e l'abreazione degli affetti «bloccati».
Del metodo catartico di Breuer, Freud conserverà la regressione temporale, la rimemorazione, l'attualizzazione, e la reviviscenza, vera e propria reminiscenza affettiva. Tutta la teoria della regressione di Freud e i suoi sviluppi futuri partono da lì (Chervet, 2006).
Il ricordo cosciente (Erinnerung) possiede nel pensiero freudiano, fin dall'inizio, una parte di illusione e di ricostruzione. Ma il ricordo si modifica, si falsifica,