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Nel corso del lavoro di ricerca sul rapporto fra l'allestimento del setting e l'elaborazione del controtransfert mi sono imbattuta in una vignetta clinica, un suggestivo esempio «storico» indicativo di come nelle abitudini della stanza d'analisi siano riconoscibili elementi significativi della realtà interna dell'analista (Pierri, 2007). È tratto dalla Psicopatologia della vita quotidiana, ed è un'illustrazione aggiunta nel 1912, di cui riporto di seguito tutta la citazione.
Non posso tuttavia rinunciare a mostrare, in base almeno a un esempio,1 come possa essere stretto il nesso che lega un'azione simbolica eseguita per abitudine alle cose più intime e importanti della vita di una persona sana.
Come ci ha insegnato il professor Freud, il simbolismo ha nell'infanzia delle persone normali una funzione più importante di quanto ci si attendesse in base alle precedenti esperienze psicoanalitiche. A questo riguardo potrà avere qualche interesse la seguente breve analisi, specialmente a motivo dei suoi aspetti medici.
Un medico, nel sistemare i mobili nel suo nuovo appartamento, s'imbatté in uno stetoscopio rigido di legno di vecchio tipo che non sapeva dapprima dove mettere, ma che poi fu costretto ad appoggiare su un punto della sua scrivania e precisamente in modo che risultasse tra la sua sedia e quella riservata ai pazienti. Quest'azione come tale era un po' strana per due motivi. Anzitutto non gli capita spesso di usare lo stetoscopio, essendo egli neurologo, e quando gli capita ne usa uno biauricolare.
Versione rivista e modificata del lavoro letto al Centro Veneto di Psicoanalisi il 14 aprile 2012.
E. Jones (1910a), Zbl. Psychoanal., vol. 1, 96.
Page 903In secondo luogo tutti i suoi apparecchi e strumenti medici erano riposti in cassetti, ad eccezione di questo solo. Tuttavia non pensò più alla cosa, finché un giorno una paziente, che non aveva ancora mai visto uno stetoscopio rigido, domandò che cosa fosse quell'oggetto. Saputolo, domandò perché lo tenesse proprio lì, al ch