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sostiene che nella primissima fase dopo il parto è possibile osservare nella madre uno stato molto particolare, una condizione psicologica che merita il nome di preoccupazione materna primaria. Si tratta, afferma l'Autore, di uno stato della mente che potrebbe definirsi una malattia se non vi fosse la gravidanza. Winnicott paragona questa condizione a una situazione di ritiro, di dissociazione o di fuga. Egli ritiene che questa sorta di malattia sia «normale» in maternità; necessaria affinché le donne capaci di sostenerla riescano ad adattarsi con delicatezza e sensibilità ai primi bisogni del bambino. Talvolta, aggiunge l'Autore, ne sono capaci con un bambino e non con un altro. In uno scritto successivo aggiunge: «Si deve notare che le madri spontaneamente capaci di fornire un'assistenza abbastanza buona al figlio possono essere messe in condizioni di far meglio se esse stesse sono assistite […]. È importante esaminare le modificazioni che accadono nelle donne che hanno appena avuto un bambino o che stanno per averlo […] descrivere questa situazione in termini di “istinto materno” sarebbe insufficiente. Il fatto è che le donne modificano il loro orientamento verso sé stesse e verso il mondo […], le modificazioni fisiologiche sensibilizzano la donna verso importanti modificazioni psicologiche […]». In un'epoca in cui la depressione postparto viene sempre più discussa, diversi film e romanzi hanno affrontato l'argomento fornendo notevoli contributi di riflessione.
Ho avuto l'opportunità di commentare all'ultimo Festival dei Due Mondi di Spoleto il film di Cristina Comencini intitolato Quando la notte , tratto dall'omonimo romanzo della regista. Il film racconta di una giovane neo-madre, Marina, alle prese con le richieste performative di un marito che la «spedisce» in montagna da sola col figlio di due anni.
Una finestra, questa volta