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Può forse un cieco guidare un altro cieco?
Non cadranno tutt'e due in una buca?
La recente pubblicazione (ottobre 2011) da parte del Ministero della Salute delle linee guida su: «Il trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini e negli adolescenti» ha suscitato una vigorosa protesta da parte di psicoterapeuti e psicoanalisti e delle Associazioni che li rappresentano, tra cui anche la SPI.
Tale protesta ha trovato ulteriori spunti nell'articolo di Corbellini sul Domenicale de Il Sole24ore (12 febbraio 2012) cui è seguito un intenso dibattito sulla mailing list della SPI, pubblicato sul sito spiweb.it.
Le quattro maggiori società di Psicoanalisi, SPI, AiPsi, Società Junghiana e Società Lacaniana, hanno risposto sul quotidiano la Repubblica con un proprio «Manifesto» (22 febbraio 2012).
Nonostante la comprensibile difficoltà di intervenire in poche righe su un problema di tale complessità, ci è parso che questo manifesto, forse nella fretta di chiudere una ferita aperta, lasciasse di fatto trasparire una contraddizione profondamente radicata nel nostro statuto scientifico/organizzativo rispetto a cosa si possa considerare psicoanalitico nella pratica clinica e a che cosa nella psicoanalisi si possa considerare scientifico. Forse è bene che sia così perché questo ci ha permesso e ci permette, come ogni discorso aperto, di avviare un dibattito.